Serie C: Keynes a porte chiuse per burocrazia - sabato 14 novembre 2015

Volley Prato a porte chiuse.  Abituata a docce fredde, pioggia dal soffitto e altri piccoli problemi quotidiani, la società del presidente Giovanni Giuntoli si trova quest’anno a fare i conti con una situazione del tutto inedita e dai contorni decisamente grotteschi.
Il Volley Pratoha dovuto giocare la prima sfida di Serie C Maschile,  in programma sabato 7 novembre al Palazzetto dell’Istituto del Keynes, a porte chiuse, lasciando fuori dalla porta i propri tifosi (nella foto) e chiedendo alla società ospite di non farsi seguire dai propri sostenitori. Tutto questo a causa di lavori di messa a norma dell’impianto che peraltro sembrano essersi già conclusi e per i quali manca solo una certificazione. Sembra uno scherzo ma al momento il Keynes risulta chiuso al pubblico almeno fino a gennaio 2016. “I lavori dovevano concludersi il 30 ottobre e noi abbiamo concordato con la Fipav regionale un calendario che ci facesse esordire in casa il 7 novembre – ci racconta uno sconsolato Giovanni Giuntoli - Questo, però, non è stato sufficiente perché sabato scorso il pubblico è dovuto rimanere fuori dall’impianto e questo non per un ritardo nei lavori di messa a norma che, almeno a quanto ci dicono dall’amministrazione comunale, sono stati rispettati. Abbiamo giocato a porte chiuse e rischiamo di farlo fino a fine anno perché manca la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) da parte di un geometra. Una certificazione da 1.500 euro che ci siamo offerti di pagare pur di rispettare i nostri tifosi e quelli avversari che vogliono seguire le gare in programma al Keynes”.  Come detto una situazione grottesca a cui la società di pallavolo sta cercando di far fronte incontrando politica e autorità competenti per trovare una soluzione di buonsenso. “Ho incontrato l’amministrazione comunale – conclude Giuntoli – e nei prossimi giorni vorrei incontrare i Vigili del Fuoco. Voglio capire cosa rischiamo se ci prendiamo la responsabilità di aprire le tribune al pubblico. E’ una situazione spiacevole ma purtroppo normale in un paese in cui attendiamo da ottobre il permesso per montare a nostre spese un porta carta igienica adesivo per i bagni della palestra di via Taro. La sensazione da cittadini è quella di una politica e di un apparato burocratico sempre meno legato alla vita reale e sempre più distante”.